Che ci faccio qui?

Incontro di formazione per i consigli parrocchiali di AC

“Il consiglio parrocchiale rende l’Ac quella “palestra di sinodalità” che allena adulti, giovani e ragazzi alla cura e all’impegno, rispondendo con dedizione alla chiamata del Signore, mettendosi alla sua sequela.”

Questa l’idea di fondo da cui ha preso forma il progetto di formazione per consigli parrocchiali della nostra associazione che, in due tappe, avrà come obiettivo quello di stimolare i  membri degli stessi  a prendere maggiore consapevolezza  del senso del proprio servizio e a rafforzare la motivazione del proprio “Sì”.

La prima delle due serate dedicate a questa esperienza c’è stata martedì 14 maggio scorso, presso il salone della parrocchia Madonna della Speranza a Grottammare dove, dall’arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, ci ha raggiunto Andrea Di Filippo, che abbiamo avuto il grande piacere di conoscere, per accompagnarci in questo primo tratto del  percorso.  Attraverso la sua modalità dinamica e coinvolgente ci siamo posti dinanzi a quegli interrogativi necessari a mettere in luce dinamiche ed aspetti di noi, in relazione al nostro ruolo, che difficilmente abbiamo l’opportunità di approfondire in sede alle nostre riunioni, rischiando di darli per scontato.

Accolti da “tavoli di lavoro” addobbati con cura e da un tocco di bellezza e di dolcezza della parrocchia ospitante, ci siamo accomodati e gustati una serata tutta per noi e per il nostro “essere squadra” di  Azione Cattolica.

Sono stati tre i livelli di riflessione all’interno di ogni gruppo consiliare:

  • Il primo personale in cui, aiutati dalle parole di un brano di Niccolò Fabi, ci siamo chiesti Che cos’è per me il consiglio parrocchiale di Ac?
  • Il secondo ognuno lo ha affrontato con i compagni del proprio consiglio e, aiutati da immagini di ambienti vari, ci siamo invece interrogati su: Che cosa siamo, insieme?
  • Infine, mettendoci in gioco in un quiz divertente, con tutti gli altri presenti, abbiamo preso in esame le caratteristiche principali del consiglio parrocchiale, provocati dagli interrogativi: Perché siamo? Per chi siamo?

Il tempo prestato al servizio in AC non è “tempo libero” ma “tempo liberato”, ci ha poi ricordato Andrea, dunque non qualcosa che facciamo per hobby, tra un impegno e l’altro, ma una chiamata a cui scegliamo di rispondere e che, nel suo divenire, lascia un segno nella nostra STORIA, trasformando il nostro vivere quotidiano.

Affinché sia un segno benefico, è necessario che quella associativa sia un’esperienza di CASA, un luogo in cui ci si deve sentire accolti ed avere la possibilità di crescere e formarsi insieme a persone che hanno cura di noi e da cui impariamo a prenderci cura dell’altro.

Continuando nel “ripasso” degli aspetti fondanti dell’essere in Azione cattolica, specialmente parte attiva degli organismi strutturali della vita associativa, non dimentichiamo che, quando accogliamo di far parte del consiglio, ricopriamo anche una funzione di RAPPRESENTANZA nei confronti di chi ci ha scelto, quindi abituiamoci a pensarci: “essere per”  qualcuno.

Nostra dunque è anche la RESPONSABILITA’ della crescita e del cammino delle persone che ci vengono affidate e che accompagniamo nella loro storia, sia da un punto di vista spirituale e formativo in generale. Possiamo farlo soltanto se i nostri piedi sono ben fondati sulla base sicura e forte di Gesù Cristo, l’unico modello ispiratore che deve risaltare in ogni nostra iniziativa; anche la proposta più accattivante e innovativa sarebbe sterile se non fosse testimonianza della nostra FEDE cristiana.

Uno degli insegnamenti che proprio Cristo ci ha lasciato è l’invito all’UNITARIETA’, la volontà cioè  di “camminare insieme”, che tradotto in Ac significa: pensare, organizzare e lavorare in squadra, sostenendosi sempre nelle iniziative a qualsiasi livello, perché, come membra vive del corpo di Cristo, siamo interconnessi e la fatica di un settore si ripercuote inevitabilmente anche sugli altri;  non si può dunque coltivare esclusivamente il proprio “orticello” ma occorre collaborare e compartecipare all’accompagnamento di tutti i nostri fratelli, da zero a cento e più anni, che è da sempre il grande progetto e scommessa dell’Azione cattolica.

Per poter “fare le cose insieme” è necessario, da parte di ogni consigliere, mettere in campo l’INTELLIGENZA di saper “leggere” all’interno delle situazioni, per capire cosa sta succedendo e riuscire eventualmente ad “abitare” anche le storie più scomode, evitando di creare quei contrasti che causerebbero spaccature e cercando piuttosto di trovare il modo giusto di mediare; ciò si allena con la pazienza e l’umiltà di mettersi costantemente “in ascolto” delle persone e degli eventi.

Infine, come non essere una PRESENZA ENTUSIASTA in Ac!   Nella nostra associazione i “musi lunghi” non funzionano; sia perché non sono attrattivi e anche perché serve a ben poco fermarsi continuamente a polemizzare, nostalgici del passato e di ciò che non sarà più. C’è bisogno quindi di consiglieri propositivi e attivi che, pur vedendo e affrontando le criticità, non ci si fossilizzano perché guardano avanti, mossi dal desiderio di mettersi sempre in gioco per affrontare ogni nuova sfida con i tempi, i mezzi e i compagni di viaggio che il Signore ci ha donato di vivere.

Arricchiti da tutti  questi bellissimi spunti e riflessioni, ci siamo dati appuntamento alla seconda tappa del percorso di formazione, fissata in agenda per il 6 giugno prossimo, con un piccolo “compito per casa” che chiede a ciascun consiglio parrocchiale di:

“Riflettere su modalità, strumenti e buone prassi della programmazione. Programmare è una delle attività svolte con maggiore frequenza da un consiglio parrocchiale e richiede la collaborazione, la creatività e il supporto di tutta la squadra. Ogni consiglio ha il compito di costruire una lavagnetta (come quelle che si appendono in cucina per annotare i promemoria) su cui vengono scritti i passaggi, gli strumenti, lo stile, le attenzioni e tutto il necessario per una buona programmazione.

In attesa di ritrovarci … BUON LAVORO!