Il racconto dell’esperienza del Campo Nazionale Specializzato e membri d’equipe ACR – 01-04/08/24 – Nocera Umbra
Giovedì primo agosto, nelle ore più calde del primo pomeriggio, ci siamo messe in viaggio, lasciando il mare alle spalle e addentrandoci tra le dolci e verdi terre di San Francesco. La nostra destinazione? Nocera Umbra. È qui, infatti, che si è svolto il Campo nazionale Acr, dal titolo “Nelle tue mani. Ragazzi capaci di Dio”: un’unica proposta rivolta sia agli Incaricati e Assistenti regionali Acr, ai Responsabili e Assistenti diocesani Acr, sia ai Membri d’equipe. Siamo state accolte da sorrisi e braccia aperte.

Nel corso del campo nazionale, tutti insieme abbiamo provato a completare il percorso di aggiornamento e riscoperta, avviato nell’appena concluso triennio/quadriennio, della proposta formativa rivolta dall’Azione cattolica ai bambini e ai ragazzi. Lo abbiamo fatto approfondendo la dimensione spirituale dell’itinerario vissuto dai più piccoli. Ci siamo soffermati sul legame tra il primato della vita e la spiritualità in un’ottica educativa.
Dopo un’invocazione gentile dello Spirito e la lettura della Parola, don Francesco Marrapodi, Assistente nazionale Acr, ci ha ricordato che tutti gli inizi portano con sé una promessa: la promessa di Dio. Lui, infatti, è stato il vero protagonista di questi giorni. Ancora una volta ci è venuto incontro, ha camminato con noi, ci ha fatto entrare nella profondità delle nostre fatiche, delle nostre vite e del nostro servizio educativo. Ci ha fatto sentire figlie e figli amati.
Siamo entrati nel vivo delle attività riflettendo sul nostro modo di pregare, di metterci in contatto con Dio in precise situazioni della vita: quando siamo arrabbiati, quando non riusciamo a chiedere scusa, quando siamo felici… Divisi in gruppi, ci siamo confrontati e siamo giunti a una sintesi comune. Lorenzo e Claudia, Consiglieri nazionali Acr, ci hanno letto i pensieri di alcuni accierrini, provenienti da varie parti d’Italia, che avevano riflettuto sul nostro medesimo aspetto.
La sera, invece, è sempre stato il tempo del divertimento, della spensieratezza e degli amici. In particolare, la prima sera abbiamo conosciuto Andrea, Greta e Riccardo, tre giovanissimi della diocesi di Tortona. Ci hanno raccontato un po’ di loro e della loro esperienza di Ac, ma soprattutto ci hanno fatto ascoltare, in anteprima assoluta, il nuovo inno Acr È la tua parte!, che hanno scritto e composto. Non vediamo l’ora di ballarlo e cantarlo tutti insieme nelle nostre parrocchie.
Nella seconda giornata, ci è venuto a trovare il Presidente nazionale Giuseppe Notarstefano. Con lui anche sua moglie Milena: hanno regalato, soprattutto ai più giovani, una bella e importante testimonianza d’amore, come cammino profondamente condiviso e benedetto dal Signore. Il presidente ha dialogato insieme a Valentina e Giuseppe, Consiglieri nazionali Acr, sul tema della spiritualità dell’educatore. Anche l’educatore è in cammino perché sceglie di accompagnare i più piccoli; misura la qualità della sua spiritualità. “La spiritualità”, come l’acqua per chi ha sete, “ci fa gustare in pienezza la vita che facciamo” ci ha detto Giuseppe Notarstefano. La nostra Ac può fare qualcosa per soddisfare la sete: può farsi canale su cui scorre acqua fresca, ma solo se siamo capaci di gratuità. Parlando di spiritualità, inoltre, abbiamo riflettuto sul fatto che, il più delle volte, essa ci sembra un cammino personale e solitario; invece, “nella vita spirituale è importante non rimanere soli, perché Cristo ci ha salvati insieme, la Salvezza in cui crediamo è un bene comune” (G. Notarstefano).
Dopo aver condiviso il pranzo, ci siamo messi in cammino per raggiungere Casa nostra, letteralmente. Infatti, abbiamo trascorso il pomeriggio a Casa San Girolamo, a Spello. In questo luogo così speciale, dove si respira spiritualità, don Francesco ci ha guidati tra le righe dell’icona biblica (Luca 5, 1-11) del prossimo anno associativo. “Ma sulla tua parola getterò le reti”, il cuore della riflessione: Cosa mettiamo a disposizione della Parola? Quanto e cosa investiamo? Quanta fiducia abbiamo nell’impossibile? Mi posso fidare veramente di Gesù? Voglio assumere lo stesso volto di Cristo gli uni per gli altri?
Questi interrogativi hanno orientato il nostro momento di deserto, personale sì, ma popolato, come diceva Carlo Carretto, perché condiviso con gli altri. Ognuno di noi ha scelto un angolino di quella casa per dialogare con Dio. Questo dialogo è stato arricchito dall’esperienza e dalla storia di Fratel Carlo, di cui quelle mura emanano un profumo fortissimo. A lui, ai piedi della sua tomba, abbiamo affidato le nostre preghiere e i nostri piccoli progetti di vita. Il pomeriggio si è concluso con la Celebrazione Eucaristica presieduta da Fratel Paolo Maria Barducci, amico di Carlo Carretto e appartenente anche lui ai Piccoli fratelli di Jesus Caritas. Ci ha colpito il suo sorriso. Ha detto: “Carlo oggi sarà felicissimo!”. Anche noi lo eravamo, molto.
Tra giochi, musica e divertimento, la giornata si concludeva ma un altro grande giorno si apprestava a iniziare. Sabato mattina la Santa Messa è stata celebrata da Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno. In seguito, ci siamo immersi nello studio e nell’approfondimento del tema del campo, “Piccoli capaci di Dio”, grazie a don Michele Gianola (Direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale delle vocazioni della Cei) e Alessandra Augelli (Docente di Pedagogia interculturale all’Università Cattolica). L’intervento di don Michele si è articolato attorno tre parole-chiave: vocazione, battesimo, strumenti. Impossibile sintetizzare le ricchissime riflessioni che ci ha donato. La spiritualità dei Piccoli (sì, con la lettera maiuscola!) è anche la nostra, perché i piccoli non sono solo i bambini, sono i discepoli, siamo tutti noi. Inoltre, ci ha presentato la spiritualità come in continuo movimento, perché la vita è in movimento e dove non c’è movimento, non c’è vita. Più di carattere pedagogico è stato l’intervento della Professoressa Augelli. Ha provato a indicarci come fare a dare valore ai percorsi interiori delle persone, partendo però, dalla consapevolezza che la vita spirituale è misteriosa. Anche lei ci ha parlato di una spiritualità dinamica, in quanto ricerca continua dei significati nella vita. Siamo tutti costantemente alla ricerca. Al termine degli interventi, ci siamo divisi in gruppi per confrontarci ed elaborare una domanda da rilanciare ai relatori sul tema della spiritualità rispettivamente dei Piccolissimi, dei 6-8, dei 9-11 e dei 12-14.
Nella seconda parte della giornata, i vari gruppi si sono cimentati in un’attività laboratoriale. Il compito era quello di analizzare – aiutati da indicatori e domande guida – tanti e diversi strumenti (testi, libri, sussidi) targati Ac che potessero accompagnare e sostenere la spiritualità dei ragazzi. Impossibile e inutile il loro utilizzo se usati in modo sterile, se messi meccanicamente nelle mani dei più piccoli; è fondamentale una mediazione educativa, dunque una relazione.
Cambiamo tono per raccontare il nostro sabato sera. Ci siamo riscoperti tutti ottimi cinefili, esperti di sceneggiatura, attrici e attori professionisti, cultori della settima arte (o quasi!). Tra risate, divertimento e prove da superare, abbiamo continuato a scoprire l’ambientazione del prossimo anno: saremo al cinema, se non lo aveste ancora capito!
Grazie alle serate trascorse insieme abbiamo creato nuovi legami, condiviso le nostre storie e le nostre caratteristiche. Così ci siamo sentiti sempre di più un gruppo. Lo stesso gruppo che diventa, poi, dispositivo educativo, per “costruirsi a vicenda” (dal discorso conclusivo di Annamaria Bongio, Responsabile nazionale Acr).
Sul più bello, è arrivato anche l’ultimo giorno di campo. “La domenica è il giorno della gratitudine”, ha esordito don Francesco all’inizio della Santa Messa da lui presieduta. Noi avevamo davvero il cuore colmo di gratitudine per quanto vissuto. Ci siamo resi conto che anche noi, ancora una volta, avevamo mangiato un Pane speciale, lo stesso pane dal cielo del Vangelo del giorno (Gv 6, 24-35). Il Signore ci ama e ce lo dimostra con i suoi pani. Che il Signore ci ama, i bambini e i ragazzi dell’Acr ne fanno esperienza anche grazie alla proposta formativa. Quella del 2024-2025 ci è stata presentata in anteprima: icona biblica, categoria, domanda di vita, atteggiamenti, ambientazione. Siamo pronti a scoprire quale sarà la nostra parte! Il cinema, infatti, è il progetto che genera un’opera d’arte, così come il progetto di Dio sui ragazzi.
Quando ha preso parola la responsabile nazionale Acr Annamaria Bongio, abbiamo capito che il campo stava davvero per concludersi. Il suo è stato un discorso di sintesi, ricco di riflessioni a partire da quanto vissuto, approfondito, studiato nei giorni precedenti. Non è stato, però, un discorso per mettere un punto fermo. Anzi, ci ha aperto a nuove riflessioni e ha suscitato nuove domande. Annamaria ha condiviso con noi la Parola che guida il suo servizio, così che possa orientare anche noi: “I bambini chiedevano il pane e non c’era chi lo spezzasse loro” (Lamentazioni 4, 4). “A noi il compito di cogliere questa domanda, non banalizzarla, anzi, continuare a suscitarla. Ci scopriremo trasformati e condotti a Dio dalle domande di vita dei piccoli” (dal discorso conclusivo di Annamaria Bongio, Responsabile nazionale Acr).
Sono stati giorni belli nelle Sue mani. Abbiamo sentito il cielo vicinissimo, perché “Quando amiamo avvertiamo il Cielo più vicino” (C. Carretto).
Lucia Pelliccioni











