Don Milani e La Pira: l’arte del “prendersi cura”

“L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito” (Anne Carson), e noi certamente l’abbiamo rispettata in pieno!

Sì, perché, come gruppo Giovani della nostra associazione diocesana, siamo partiti affidandoci, aperti all’avventura, senza troppe aspettative o domande, portando a casa  qualcosa di più di un’esperienza semplicemente “bella”: un corollario di sensazioni profonde che lasciano il segno e che sono difficili da spiegare a chi non le ha vissute con noi in quei luoghi.

Nonostante raccontare questi due giorni non sia facile, è doveroso provare ugualmente a trasmettere qualcosa di quello che questa breve trasferta ha rappresentato per noi e ciò che ci ha permesso di vivere.

Il mattino di sabato 28 settembre, il nostro viaggio è iniziato in direzione di Barbiana, con la curiosità di scoprire don Lorenzo Milani, non semplicemente il personaggio che si legge sui libri, ma l’uomo che ha fondato la scuola di Barbiana, toccando con mano, vedendo con i nostri occhi e sentendo con le nostre orecchie, ciò che ha dato vita a questo prezioso e fondamentale pezzo di storia.

Dobbiamo ringraziare il signor Gianpaolo, originario di Vicchio e alunno di don Milani, che ancora oggi testimonia con la voce carica di emozione, a chiunque voglia sapere e sappia ascoltare, la sua esperienza di vita, permettendo di conoscere aspetti quotidiani, ricordi e aneddoti che solo chi in quell’ambiente ci è cresciuto può conoscere fino in fondo.

Che emozione per noi giovani poter sedere in quella stessa stanza dove don Milani parlava con i suoi ragazzi, dove ogni giorno si leggeva il quotidiano e si scrivevano lettere, dove si sono susseguiti ospiti illustri, di varie professioni, convocati per “insegnare la vita” a quei giovani che, senza quella scuola, non avrebbero avuto un futuro!

Tra tutte le lettere scritte, il signor Gianpaolo ricorda in modo speciale quella indirizzata ai cappellani militari, che costò a don Milani l’accusa di apologia di reato, una reazione che tuttavia non bastò a fermarlo e a fargli cambiare le sue idee.

A costo di ripeterci, non è facile descrivere la gioia che abbiamo provato nell’ascoltare, dalle parole vive di un testimone di quella scuola, il racconto delle persone e dei fatti che si sono susseguiti tra quelle mura e in quella campagna lontana e apparentemente abbandonata. Tutti, siamo ripartiti da quella chiesetta nascosta nel bosco, con la sensazione  di aver visitato un luogo in cui fosse accaduto qualcosa di veramente grandioso, un’esperienza, forse irripetibile, che ha cambiato la vita di molti ragazzi, grazie ad un uomo che con la sua fede, ma soprattutto con il suo amore profondo e la sua dedizione, ha creduto sempre nella sua missione senza mollare davanti a nessuna difficoltà.

Lasciata Barbiana, nel pomeriggio abbiamo raggiunto Firenze e, dopo aver assaporato i luoghi iconici di una delle città più belle del nostro Paese, abbiamo celebrato l’eucaristia nella Basilica di Santa Croce,  per poi avvicinarci ad un altro grande uomo del secolo scorso, il Venerabile Giorgio La Pira.

Dopo aver visitato il monastero di San Marco, dove visse per molti anni, abbiamo raggiunto Paolo, che conobbe La Pira negli ultimi anni della sua vita, quando lui invece era un giovane studente universitario, ce lo ha presentato come un uomo semplice ma grande protagonista del suo tempo.

Il venerabile Giorgio fu sindaco di Firenze per tre volte, tra gli anni 50 e 60 del secolo scorso, ed è famoso non solo per le grandi battaglie che condusse in favore di quelle fasce di popolazione più emarginate e bisognose, ma anche  perché, da sindaco di una delle città più importanti d’Italia, si fece promotore delle “Conferenze di Pace”. Vi portò infatti i grandi della Terra per parlare di disarmo, di sostegno ai Paesi del sud del mondo, ma soprattutto di Pace; si ricordano i suoi incontri con Nikita Krusciov, Capo del Governo dell’Unione Sovietica, per cercare una soluzione alla guerra fredda e scongiurare il conflitto nucleare o quello con il capo nord vietnamita durante la guerra civile.

La cosa più straordinaria è stata però sapere con quale umiltà quel professore universitario viveva la sua vita e il suo impegno, stabilendosi prima in un monastero e poi in uno studentato, pregando e leggendo il Vangelo, conducendo una vita lontana da sfarzi e da ambizioni e richiamando sempre, chiunque vivesse l’impegno politico, a ricoprirlo nella tutela del bene comune e non degli interessi personali.

Questa nostra esperienza di due giorni, seppur breve, ci ha appassionato! E’ stata ricchissima di stimolazioni che ci incoraggiano a “prendere il largo” e vogliamo ricordarla attraverso le parole che ci hanno lasciato questi due grandi testimoni di vita cristiana che abbiamo conosciuto. 

Don Milani diceva sempre: “in una mano il Vangelo, nell’altra la costituzione”, in quanto credeva ciecamente nei valori di uguaglianza consacrati nella Carta; Giorgio La Pira ugualmente amava ripetere “in una mano il Vangelo, nell’altra il giornale”, da credente immerso e operoso nella realtà della vita.

Entrambi ci insegnano, oggi come allora, come la fede sia vera e completa solo dandosi da fare e mettendosi in gioco per gli altri.

E’ raccogliendo questo invito che noi, Giovani di AC, vogliamo iniziare il nuovo anno associativo, pieni di sogni, di aspettative e di orizzonti verso i quali navigare, senza l’ansia di raggiungerli ma con il sorriso in volto per il viaggio che compiremo insieme.