“Sono i più piccoli ad avere statura più alta nella Chiesa” citava Bachelet e con l’incontro per educatori di mercoledì scorso, 19 novembre, abbiamo provato a metterci “dalla loro parte” per capire come meglio accompagnarli nella crescita e nel vivere in pienezza ciò che sono chiamati ad essere.
Nella cornice del grazioso cinema Margherita di Cupra marittima, abbiamo vissuto questo evento, promosso dall’Acr diocesana, dal titolo appunto: “DALLA PARTE DEI RAGAZZi: spiritualità, relazione e vita da …accompagnare” che è stato arricchito dalla presenza di Claudia D’Angelo, vice responsabile nazionale dell’Azione Cattolica dei Ragazzi; un’ospite molto cara, “una vicina di casa”, come si è definita lei, che ci è venuta a far visita con gioia e grande disponibilità, alla luce delle bellissime relazioni costruite nel tempo con la nostra diocesi.
Insieme a Claudia abbiamo approfondito alcune “urgenze” a cui i ragazzi richiamano l’attenzione di noi educatori e, guardandole anche attraverso la prospettiva cinematografica, abbiamo associato questi aspetti fondanti della loro crescita agli elementi di un film che, solo quando sono ben connessi, alimentati e in sinergia tra loro, possono dar vita a un capolavoro di bellezza. Abbiamo dunque provato a vedere la spiritualità come la sceneggiatrice del film della vita dei ragazzi, i linguaggi e la comunicazione come la regia, l’unicità di ognuno di loro come l’attrice protagonista al centro della scena e la salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza come la colonna sonora che deve accompagnare tutto il percorso.
Prima di ogni approfondimento, supportati dalla strumentazione ad hoc del cinema, si è proposto la visione di un trailer con il quale ogni volta si è cercato di introdurre la tematica e di stimolare emotivamente la curiosità dei presenti.
Proviamo a riportare alcune delle riflessioni che ci sono state donate.
Riguardo all’urgenza della SPIRITUALITÀ dei ragazzi, Claudia ci ha riferito come essa può essere considerata al pari dell’aria che si respira, qualcosa di vitale per un corpo, che attiene alla relazione con Dio, una relazione creativa che diventa il terreno nel quale assumiamo la fisionomia di Cristo, che è venuto per rivelare l’uomo a sé stesso (Conc vaticano II) aiutandoci a comprendere “chi siamo” e “dove andiamo”.
Possiamo custodire la spiritualità dei ragazzi soltanto se prima si è custodi della propria, perché solo attraverso il nostro riconoscerci figli in relazione ad un Padre, può aiutare i ragazzi a riconoscersi loro stessi come figli.
“Educare significa aiutare l’altra persona a trovare la sua strada verso Dio e se non la si conosce per esperienza personale o non la si cerca è assurdo parlare ad un altro uomo della strada verso Dio.” (Romano Guardini)
Prima di tutto dunque dobbiamo aver cura di noi e della nostra spiritualità, altrimenti non è possibile farlo con i ragazzi.
Coltivare la spiritualità dei ragazzi significa anche farsi carico delle loro domande, dentro le quali riconoscere le nostre domande esistenziali, ed è necessario che queste rimangano aperte, non dobbiamo censurarle o azzerarle perché presumiamo di conoscere il ragazzo che parla e che chiede o perché abbiamo il nostro concetto adulto del modo di pregare o di parlare di Dio; queste loro domande sono il modo in cui essi chiedono una relazione con noi. “I piccoli sono capaci di Dio”, lasciamo quindi che si interroghino a parole loro e cerchiamo di accogliere queste loro richieste anche attraverso la cura della liturgia, aiutandoli a comprendere i tanti gesti e momenti di cui essa si compone.
Passando alla tematica della COMUNICAZIONE e della RELAZIONE, esse sono il luogo principe dell’educazione, al di là di ogni proposta, guida o strumento che si utilizzi. Esse necessitano di un educatore attento all’ascolto vero, che sappia quindi percepire e comprendere non solo le parole, ma tutti i comportamenti e i silenzi dei ragazzi dentro cui spesso passano tanti significati, per cogliere quelle attese e aspettative non riconosciute e per cercare di trovare i linguaggi adatti per arrivare alla vita di ognuno di loro.
Interessante il riferimento alla policy di cui L’Azione cattolica si è dotata nel 2021, partecipando ad un progetto commissionato dall’UE e diretto a combattere gli abusi sui minori. Essa mira a costruire ambienti educativi sicuri nei vari territori, puntando alla relazione come strumento primario dell’educazione, attraverso cui i bambini possono crescere nella fiducia in sé stessi e nella capacità di comunicare le proprie emozioni e difficoltà, così da essere in grado di riconoscere quando si trovassero in una relazione disfunzionale e di chiedere aiuto e confronto col gruppo.
Riguardo alla valorizzazione dell’UNICITÀ di ogni piccolo, Claudia ci ricorda come il PROTAGONISMO dei ragazzi è una delle scelte fondanti dell’Acr e ci chiede quanto siamo capaci di farlo emergere e se ci rendiamo conto quando, nel mettere a fuoco le proposte del cammino, dirigiamo la telecamera più verso noi stessi che verso la vita dei piccoli.
Lasciare spazio al loro protagonismo tuttavia non significa che esso debba essere incustodito e incolto, non dobbiamo lasciare scene vuote a far fare loro un monologo.
Nel testo “Prima i piccoli”, si indica come insito nel concetto di protagonismo ci sia quello di dialogo, azione, proposta, ascolto reciproco, accoglienza, autonomia, educazione e accompagnamento, tutti termini che richiedono una relazione con l’educatore, matura e carica di affetto vero e sincero, che permetta la creazione di spazi coltivati e allestiti affinché ciascuno possa entrare in dialogo con gli altri ed esprimere al meglio sé stesso.
Infine, celebrando la ricorrenza della Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la vice responsabile nazionale ci ha ricordato la frase che Mansueto Bianchi, sempre nel testo “Prima i piccoli”, ha dedicato al diritto al “nome”: “un bambino ha diritto a diventare il proprio nome, cioè a compiere e attuare quel progetto che egli è, a camminare sulla strada e nella direzione della speranza che diventa concretamente vita. E’ essenzialmente compito dell’educazione e della formazione in cui sono coinvolte famiglia, scuola, società, Chiesa. Questi soggetti devono stabilmente collocarsi di fronte al nome, accettarne l’interrogativo, l’inespressa attesa, la sfida. Questo essere stabilmente collocati davanti al nome li salva dalla scontatezza, dalla ripetitività, dalla massificazione e li rende capaci …di raccogliere il presente del nome e di accompagnarlo verso il suo futuro.”
Questo che stiamo vivendo, del cammino sinodale, è un tempo di grande creatività dello Spirito Santo, è un tempo di grazia che ci è dato per stare di fronte al “nome” dei bambini e dei ragazzi che ci salva. Essi infatti sono portatori di PROFEZIA nella Chiesa, sono il futuro che deve avvenire, che si deve esprimere e venir fuori e il compito affidato all’ACR è proprio quello di farsene custode.
Siamo chiamati in questo tempo più che mai, a lasciarci salvare dai bimbi e dai ragazzi, essi possono essere la promessa di bene che il Signore ha pronunciato per la nostra vita e che continua a pronunciare per la sua Chiesa.
Siamo chiamati ad essere CAMMINO INSIEME con i piccoli, senza pensarci soltanto delle guide per loro ma anche “accompagnati” da loro e dallo Spirito Santo.
Un profondo ringraziamento alla nostra Claudia D’Angelo per averci provocato, stimolato e donato un’appassionata testimonianza della sua esperienza di servizio con i ragazzi e al Cinema Margherita che ci ha ospitato e tecnicamente supportato con grande disponibilità.










