“La Pace dentro” è stato il titolo dell’esperienza che gli Adulti di Azione Cattolica della nostra diocesi hanno vissuto domenica 26 gennaio presso l’Istituto delle Teresiane di Ripatransone. Essa si è inserita tra le iniziative del Mese della Pace, tempo che caratterizza ogni anno i cammini associativi, in una programmazione che vede coinvolti tutti i settori, prendendo spunto dal Messaggio della Pace di Papa Francesco.
Ospite speciale di questa giornata è stato Don Oronzo Cosi, assistente centrale per il settore Adulti e MLAC, che ha guidato i partecipanti attraverso meditazioni scaturite dagli scritti di Don Tonino Bello e Evagrio Pontico, e dai passaggi della Sacra Scrittura e della “Dilexit No”s, andando alle radici profonde della Pace e di come siamo chiamati a viverla continuamente, nella quotidianità.
Dopo un primo momento di calda e dolce accoglienza in stile AC, abbiamo iniziato con l’ascolto della catechesi di don Oronzo, di cui riportiamo alcune sottolineature: la resurrezione come centro della nostra fede e la pace come primo e fondamentale dono che Gesù fa da risorto agli apostoli.
“In ognuno di noi c’è un principio di bene” poiché “il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo” (1° lettera ai Corinzi 6,19) questi sono stati alcuni degli incipit che hanno guidato l’intervento.
Da qui l’approfondimento ha seguito due direzioni principali: quella della pace interiore e della pace nelle relazioni. Per la prima illuminante è stato il Vangelo di Matteo 4,1-14, sulle tentazioni di Gesù nel deserto, mentre per la seconda, ci siamo lasciati ispirare da alcuni passaggi del testo “Fino in cima” di don Tonino Bello e da alcune pennellate sul significato profondo dell’icona della Trinità di Rublev.
Nutriti dagli spunti della Sacra Scrittura e sollecitati da alcune domande lasciate ai partecipanti, è seguito un tempo di “deserto” in cui ciascuno ha potuto scegliere se meditare e pregare la Parola, oppure ritrovarsi nell’abbraccio di un colloquio spirituale con Don Oronzo o infine incontrare la misericordia di Dio nel Sacramento della confessione.
È seguita poi una celebrazione eucaristica in cui la centralità della Parola, vissuta fin dal mattino e celebrata dalla Chiesa proprio in questa domenica, ha donato un buon sapore all’Eucaristia vissuta e condivisa con i fratelli. Un dono prezioso è stata la presenza degli assistenti diocesani che hanno servito questa piccola Chiesa riunita con gioia, umiltà e in abbondanza.
Nel primo pomeriggio, dopo il pranzo, abbiamo ricevuto la testimonianza di suor Carmela, una delle suore dell’istituto che, agli inizi del nuovo millennio, furono mandate dall’allora Vescovo Gervasio Gestori in missione nelle Filippine; con la sua esperienza di vita, all’età di circa sessant’anni, si è compiuta la Parola che dice: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio”, ascoltata poco prima nel vangelo della santa messa.
Il nostro incontro si è poi concluso con un momento di restituzione fraterna, che ha sempre una grande importanza e valenza nel cammino degli Adulti.
Riportiamo alcune riflessioni:
“La frase che mi ha colpito di più è stata quella di Don Tonino Bello “Chi non vive per servire.. non serve per vivere” una vita vissuta solo per se stessi infatti non ha senso. La domanda che dovremmo porci quindi non è soltanto “chi sono io” ma soprattutto: “PER CHI sono io? Il compito di ognuno di noi è portare lo Spirito della Trinità nelle relazioni iniziando proprio dalla vita di tutti i giorni.“
“La miglior sintesi della giornata di spiritualità di domenica è stata fornita dalla testimonianza di Suor Carmela che, raccontando la sua vita di consacrata vissuta in missione, ci ha mostrato la via per non armare il cuore e per avere relazioni improntate al reciproco rispetto e nel riconoscimento che tutti siamo creature di Dio, fatte a Sua immagine e somiglianza e per questo degne di poter sedere in quel posto intenzionalmente lasciato vuoto nella rappresentazione della Trinità di Rublëv. La via, l’unica via che più volte, in vari modi ed espressioni, troviamo nei Vangeli, è quella dell’abbandono consapevole, sereno e fiducioso nelle braccia di Dio. In quell’abbandono il nostro cuore ritrova la sua vera dimensione, parafrasando il salmo Sal 119,131: “Apro anelante la mia bocca,/perché ho sete dei tuoi comandi.
Colpisce l’aver ascoltato che “nessuno nasce cattivo”. Dio ci crea tutti portatori di bene, poi quello che siamo dipende da come veniamo plasmati dalle vicende della vita e questo fa riflettere sul modo in cui ci rapportiamo con gli altri: spesso non ci è dato sapere delle esperienze pregresse dell’altro, non possiamo capire fino in fondo la natura di certi atteggiamenti ostili, è importante quindi “non armare” il nostro cuore e scegliere sempre la via della comunicazione pacifica libera da pregiudizi.
Proseguendo nel cammino del Mese della Pace, si ringraziano le suore Teresiane, che ci hanno accolto con grande disponibilità, e tutti coloro che hanno contribuito, con la loro presenza e il loro servizio, a far vivere una bella giornata di relazione e di arricchimento spirituale