Di: Lucia Pelliccioni
“La giustizia riparativa non è alternativa alla giustizia dei tribunali, ma io in quella giustizia non trovavo più conforto”, è riportando questa frase tratta dall’intervento di Claudia Francardi, che ringraziamo per la sua grandissima disponibilità e sensibilità, che vorremmo iniziare a raccontarvi la serata vissuta con i giovanissimi venerdì 31 gennaio scorso presso la parrocchia Sacro Cuore di Martinsicuro.
Durante questo Mese della Pace l’attenzione di tutta la nostra associazione si è concentrata sul tema della Giustizia Riparativa, che rappresenta una via diversa per vivere la relazione, soprattutto nei confronti di chi è stato causa o vittima di un conflitto o di dolore nelle vicende personali della vita.
Per far entrare i giovanissimi nel vivo di questo argomento abbiamo scelto una modalità un po’ diversa dal solito, decidendo di offrire loro, al posto della classica spiegazione frontale e dettagliata della tematica, la testimonianza di una donna la cui vita è stata sconvolta da uno strappo improvviso e profondamente lacerante e di come lei sia riuscita a trovare nella riconciliazione una via per leggere, vivere e trasformare quel dolore senza esserne distrutta.
Dopo un iniziale momento di convivialità e di primo approccio al focus della serata, i ragazzi si sono divisi in piccoli gruppi dove hanno potuto ascoltare, in collegamento on line, la storia di Claudia e Irene, due donne che non si conoscevano, ma che oggi, grazie al percorso intrapreso, si considerano amiche.
La vicenda che ha visto intrecciarsi le loro vite in modo drammatico accadeva il 25 aprile del 2011 quando Matteo, figlio di Irene, colpiva a morte il marito di Claudia, Antonio, un carabiniere in servizio attivo, durante un controllo in un posto di blocco stradale. Da quel giorno una spirale di angoscia, rabbia e disperazione ha avvolto le due donne, che nello sviluppo delle strazianti e complesse dinamiche successive a questa tragedia, hanno trovato la forza e il coraggio di percorrere la via dell’ascolto reciproco e della ricostruzione di qualcosa di nuovo dalle macerie della loro vita andata in frantumi.
Da una prima lettera scritta da Irene a Claudia, sono seguiti altri momenti e gesti di confronto, di sfogo, di abbracci e lacrime, ma soprattutto di condivisione e perdono.
Oggi Irene e Claudia hanno fondato un’associazione: “AmiCainoAbele” che diffonde la straordinaria forza della loro storia, ispirando e commovendo tutti coloro che la ascoltano, ma soprattutto testimoniando la grande risorsa rappresentata dalla Giustizia Riparativa che, può essere via di pacificazione dell’animo, di rinascita e di riscatto della dignità per la vita di chi commette e subisce un reato.
Stimolati dalle parole ascoltate, i ragazzi si sono interrogati sulla loro vita, scoprendo che nessuno è solo buono o solo cattivo, ma che dentro ognuno di noi vivono entrambe queste tendenza e sta a noi decidere quale delle due nutrire, ricordandoci sempre che noi non siamo il male che compiamo o che subiamo.
Dopo aver riportato, con un’attività, le loro esperienze su un lenzuolo, i giovanissimi hanno sperimentato lo strappo, il senso di lacerazione che si apre quando feriamo gli altri e della solitudine che si può provare se non si è in grado di riconciliarsi.
E’ “ricucendo” quindi che abbiamo concluso la serata: riunendo quei piccoli pezzi di stoffa delle loro storie, attraverso un filo rosso, i ragazzi hanno composto una variopinta tela che ha coperto l’altare durante la preghiera finale, a simboleggiare come nella nostra vita è ascoltandosi ed elaborando insieme le ferite degli strappi, che ci si può rappacificare … senza la pretesa di riavere ciò che è andato rotto o perduto ma facendone nascere qualcosa di nuovo e di molto prezioso.
La forza di ognuno infatti non sta nel non soffrire, ma nel saper trovare insieme all’altro il modo di rialzarsi e di continuare a camminare verso un orizzonte di Pace.

























