di: Lucia Pelliccioni
Questo il titolo dell’incontro organizzato dal Movimento Lavoratori di Ac della nostra Associazione diocesana nella serata del 25 febbraio, presso la Sala Kursaal del Comune di Grottammare. Con questa importante iniziativa si sono concluse le iniziative pensate per il Mese della Pace che, con numerose e variegate proposte, ha coinvolto tutti i settori dell’Associazione.
La serata si è aperta ricordando il terzo anniversario dell’invasione russa in territorio ucraino, per poi entrare nel vivo del tema presentando gli ospiti.
La tavola rotonda ha visto come protagonisti il vescovo Mons. Gianpiero Palmieri – anche in qualità di delegato della Conferenza Episcopale Marchigiana per i problemi sociali e il lavoro – e il Prof. Fabrizio Battistelli, presidente dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – IRIAD. Hanno dialogato con loro il Segretario del Movimento Lavoratori diocesano Andrea Persiani.
Il Prof. Battistelli si è concentrato, innanzitutto, sulla dimensione economica della guerra e, all’interno di essa, anche sul ruolo dei lavoratori. “Tale dimensione è molto importante seppur non assoluta” – ha subito chiarito il professore. I conflitti umani, infatti, sono qualcosa di molto complesso, caratterizzati da numerosi fattori di varia natura. I primi approfondimenti e interrogativi sono scaturiti dall’analisi di alcuni dati e studi che hanno permesso ai partecipanti di chiarire meglio alcuni punti-chiave del tema. È davvero necessario investire sulle armi per aumentare il livello di sviluppo economico, per migliorare la bilancia commerciale nazionale e per garantire occupazione stabile? Si tratta di tematiche solo apparentemente lontane e per questo è necessario affrontarle per una sempre maggiore consapevolezza delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese.
A questo punto, Battistelli ha messo al centro del discorso proprio la consapevolezza. Ha spiegato che essa ha ripercussioni non solo a livello macro – considerando la questione bellica nella grande complessità del sistema internazionale e mondiale – ma anche a livello micro – ovvero quello personale. Infatti, “la prima pace è dentro di noi”, dice Papa Francesco. Ciascuno di noi deve essere consapevole dello stile che caratterizza le nostre relazioni. Oggi, in una società fortemente competitiva e individualistica, il rapporto con gli altri rischia di generare e alimentare la conflittualità. Solo se consapevoli possiamo provare a intervenire e a cambiare direzione. La riflessione non ha escluso l’ambito attualissimo della tecnologia, vista la sempre crescente diffusione dell’intelligenza artificiale e della cybersecurity. Il professore ha ben chiarito che “se non si stabiliscono regole e non si interviene sulla corsa agli armamenti fondata sull’uso dell’intelligenza artificiale, si darà vita a scenari mostruosi”.
Nella seconda parte dell’incontro, si è cercato di fare luce circa la posizione della Chiesa nei confronti dell’economia di guerra. Il vescovo Palmieri, dunque, ha donato ai partecipanti parole e illustrato prospettive di speranza. Di fronte a questo grande armamento dell’umanità cerchiamo di disarmare i cuori. Papa Francesco, nell’ultimo messaggio per la Pace, afferma: “La vera pace potrà nascere solo da un cuore disarmato”. Il problema è che si fa fatica a incontrare cuori disarmati, perché noi stessi non siamo più disponibili a disarmare i nostri cuori – ha affermato il vescovo Palmieri. Questo non favorisce di certo un modo di stare insieme positivo, arricchente, pacifico. Si è fatto riferimento anche al condono permanente del debito dei paesi poveri e alla creazione della Carta finanziaria globale fondata sulla solidarietà e sull’armonia tra i popoli. Per realizzare questa nuova architettura finanziaria, noi come persone, associazione e Chiesa tutta possiamo parlarne, discuterne, così da diffondere idee e pensieri.
Il ricco dialogo si è avviato verso la conclusione con il ricordo della bellissima e vivace 50esima Settimana Sociale dei Cattolici italiani, vissuta a Trieste lo scorso luglio. Il vescovo Gianpiero ha messo al centro del suo discorso la parola democrazia, così preziosa eppure oggi così pericolosamente a rischio. Dovremmo spostare il focus dalla difesa militare alla difesa della nostra democrazia, recuperando con coraggio i principi democratici e della nostra Costituzione. A Trieste tutto questo sembrava possibile. Dunque: che il desiderio “di starci”, di dedicarci, dell’essere protagonisti della vita sociale possa diffondersi ovunque, in modo capillare, su tutti i territori. Questo è il compito che ha il mondo cattolico. Solo prendendoci cura della democrazia e avendo a cuore il bene comune possiamo sperare in cuori disarmati.
Il confronto, infine, è stato arricchito anche dalle riflessioni e dalle domande che il pubblico ha condiviso con i relatori. Si è trattato di un’ulteriore opportunità di approfondimento. Erano presenti in sala il sindaco della Città di Grottammare e alcuni rappresentanti dell’Amministrazione comunale che hanno sostenuto l’iniziativa, dimostrando grande sensibilità e interesse nei confronti del tema trattato. Hanno preso parte all’evento anche le Associazioni Libera Ascoli Piceno e Omphalos che, insieme all’Ac diocesana, hanno stanno condividendo un tratto di cammino sul nostro territorio. La loro presenza si carica di un significato forte e manda un importante segnale di partecipazione alla comunità e della comunità.
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