Di: Leonardo Curzi
Non è una casualità che il 21 marzo, primo giorno di primavera, si celebri la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, giunta alla sua XXX edizione e intitolata “Il vento della memoria semina giustizia”.
Con Libera, anche la nostra associazione ha voluto celebrare questo ricordo e collegarsi idealmente all’incontro nazionale di Trapani, per ricordare i 1081 nomi e storie degli uccisi per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. A San Benedetto del Tronto, in una piazza che porta il nome di una delle vittime più illustri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, e che ospita un luogo di formazione e crescita come la scuola, abbiamo ascoltato interventi profondi, che ci mostrano la realtà del nostro territorio.
Tonino Sofia, coordinatore provinciale di Libera, ci ha raccontato la storia dell’associazione, permettendoci di scoprire come questa sia nata dal dolore di due madri; vedendo i loro figli dimenticati, portarono questa sofferenza davanti a don Luigi Ciotti che fu spinto, così, a fondare Libera, perché tutti venissero ricordati. Soprattutto i giovani sono oggi invitati a vigilare contro la violenza delle mafie, attraverso il loro costante impegno nella società, non voltando mai la faccia dall’altra parte davanti a un torto o un’ingiustizia, formandosi e studiando, perché la mafia non teme nulla come l’istruzione e la cultura.
È seguito l’intervento di Simone Maestrini, membro dell’associazione Omphalos, che sul nostro territorio si occupa di ragazzi con disabilità. Il valore del volontariato è stato il cuore di questa testimonianza, che ha invitato ognuno di noi a riflettere su ciò che possiamo fare per il prossimo, mettendoci a sevizio e donando le nostre energie per costruire una nuova società, che superi gli egoismi e gli individualismi che spesso ci spingono a preoccuparci solo di noi. L’associazione Omphalos ci porta anche un esempio forte di come beni sequestrati alla criminalità – in questo caso un immobile – possano tornare ad avere vita nelle mani di chi saprà metterli a sevizio del bene comune.
Abbiamo concluso con l’intervento di Barbara De Ascaniis, consigliera comunale di San Benedetto del Tronto, che, oltre a portarci i saluti dell’Amministrazione, ci ha ricordato come la memoria sia un valore fondamentale per chi amministra il bene comune. Essa, infatti, permette di non commettere nel presente gli errori del passato, ma soprattutto di compiere scelte coraggiose contro ogni forma di criminalità.
Era l’ora del tramonto quando abbiamo letto alcuni di quei 1081 nomi, sicuramente il momento più toccante. A rischiarare il cielo ormai scuro, la luce del ricordo e della memoria che, di candela in candela, ci siamo passati e abbiamo custodito. È stato il nostro modo di gridare “NOI NON DIMENTICHEREMO MAI”. Ricordare tutti i nomi è prezioso, proprio per testimoniare che non esistono vittime che meritano la memoria e altre che possono cadere nell’oblio.
Proprio per questa ragione, nei giorni successivi al nostro incontro, nella piazza è rimasto un simbolo: una piccola istallazione contenente i volti e i nomi di quattro di quelle vite spezzate ingiustamente:
Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso per il suo impegno istituzionale contro la mafia, prima come generale dell’Arma dei Carabinieri e poi come prefetto di Palermo.
Angelo Vassallo, il sindaco pescatore, morto per aver difeso i suoi cittadini denunciando la mafia che operava nella sua piccola città.
Attilio Manca, medico ucciso dopo esser stato costretto a partecipare ad un intervento chirurgico in favore di Bernardo Provenzano.
Rosario Livatino, giudice antimafia, ucciso mentre si recava a lavoro per le sue indagini sulla tangentopoli siciliana.
Questi quattro nomi devono essere per noi un promemoria per ricordare tutti, coloro di cui conosciamo le storie, coloro di cui conosciamo solo i nomi e coloro che ancora non conosciamo.
È bello concludere con un monito tratto dalle parole del giudice Livatino: “Quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti ma credibili”.























