di: Leonardo Curzi
Le attività estive sono alle porte e in Ac non abbiamo perso l’occasione di incontrarci e condividere il cammino fatto insieme fino a qui per donarci la giusta carica per i prossimi appuntamenti. Per questo, giovedì 29 maggio, ci siamo dati appuntamento nella suggestiva cornice di Colonnella per vivere la festa dei Giovanissimi. La scelta della location è stata un modo per riscoprire e far conoscere la bellezza di un territorio della nostra diocesi che rischia di essere poco valorizzato perché più interno e lontano dalla costa, dove spesso si concentra la vita associativa.
È trascorsa così la nostra serata, tra gli splendidi vicoli e le caratteristiche piazzette del comune abruzzese, che ci ha accolto con panorami meravigliosi e il calore tipico dei piccoli borghi storici.
“Fari di speranza”, come è stato intitolato l’evento, nasce dall’idea di unire il percorso seguito durante questo anno, caratterizzato e vissuto come “attori in scena”, e il tema scelto per l’anno giubilare, quella Speranza che è dono di Dio nelle nostre vite.
Proprio per approfondire il significato di quest’ultima, nella concretezza della loro quotidianità, appena arrivati i ragazzi si sono immersi in un “villaggio della Speranza”, composto da stand dove hanno potuto partecipare a semplici attività attraverso le quali ascoltare e conoscere storie e realtà importanti. Fondamentale in questa fase è stata la presenza di due associazioni che quest’anno hanno condiviso il nostro cammino: Omphalos e Libera. La prima di queste ha presentato ai nostri giovani, grazie alla partecipazione di Massimo e alla collaborazione del MLAC, il progetto “Casa mia”, che si pone l’obbiettivo di creare un luogo per accompagnare all’autonomia famiglie e ragazzi che vivono la condizione de disturbo dello spettro autistico.
Gli amici di Libera, rappresentati dal coordinatore provinciale Tonino Sofia invece, ci hanno presentato la storia del giovane, Peppino Impastato, ucciso dalla mafia per aver lottato per cambiare la propria terra e sconfiggere la criminalità.
Al fianco di questi nostri amici, c’è stato lo stand curato dal settore Adulti, che ha permesso di scoprire le vite di alcuni Santi, “testimoni di speranza” e, quello animato dall’ACR dove con un gioco si è riflettuto sul valore del gruppo, come risorsa che permette di restare in equilibrio soprattutto quando si affrontano situazioni che fanno vacillare e rischiare di “cadere”.
Ha completato il nostro villaggio infine un piccolo stand, organizzato dalla Fondazione Carisap, che aiutava a comprendere e studiare i bisogni del territorio, attraverso la compilazione di un questionario.
È seguito un momento di convivialità, per il quale ringraziamo di cuore la comunità di San Cipriano e l’AC parrocchiale; poi, dal piazzale della Chiesa abbiamo raggiunto in cima al paese Piazza Trento e Trieste che, come un piccolo scrigno incastonato tra le case, ha fatto da scenario alla parte conclusiva della nostra serata, trascorsa tra allegre risate, grazie allo spettacolo di improvvisazione teatrale messo in scena dalla compagnia MIRO. Questo momento, oltre a divertire, ha voluto trasmettere la bellezza che c’è nella capacità di riadattarsi alle nuove situazioni, soprattutto quelle impreviste, non facendo mai venire meno la speranza. Si è così chiuso un cerchio, apertosi durante la festa dei passaggi, ad inizio anno, quando i ragazzi avevano scoperto le difficoltà del teatro e dell’improvvisazione …ora ne hanno apprezzato i frutti e gli aspetti di valore.
Nella preghiera finale, guidata dal nostro assistente don Roberto, abbiamo ricevuto una piccola luce a rappresentare la speranza che Dio ha riposto in ognuno di noi attraverso la discesa dello Spirito Santo e a cui possiamo sempre attingere, tornando a farla brillare nel nostro cuore e negli occhi di chi incontriamo.


























