CHIAMATI AD ACCOGLIERE e GENERARE
Campo Nazionale ACR 28 – 31 agosto Cetraro (CS)
di: Maria Grazia Spinelli
Come ogni anno, puntuale, è arrivata l’occasione di vivere il campo nazionale dell’Azione Cattolica dei Ragazzi. Il luogo, Cetraro (Calabria), anche se un po’ lontano rispetto al nostro territorio, è stata un’opportunità: quella di un lungo viaggio, certamente faticoso, ma che ha consentito del tempo a disposizione per chiacchierate e tanta condivisione tra referenti di diverse diocesi delle “nostre parti” (Ascoli Piceno, Teramo-Atri, Chieti-Vasto e S. Benedetto del Tronto) che si sono uniti per raggiungere insieme questa destinazione.
Il tema della COMUNITA’ ci ha dato modo di riflettere sull’essere in comunione.Ci hanno accolto Annamaria Bongio e Claudia D’Angelo (responsabile e vice nazionali ACR) con una provocazione che esordiva così: “Non possiamo essere generativi senza comunione…”.Abbiamo ritrovato molti volti amici, con i quali già in precedenza si era condiviso esperienze, e conosciuto di nuovi; con tutti si sperimenta ogni volta, concretamente, l’essere Chiesa, grazie alla possibilità che si ha insieme di stare nella fraternità, di vivere le celebrazioni e gli intensi momenti di preghiera, di giocare, di ascoltarsi e di confrontarsi.
Molto interessanti sono stati gli stimoli della prof.ssa Donatella Pagliacci e di don Francesco Cosentino che hanno lanciato tante sfide educative da vivere insieme, perché si possa uscire dalla logica della competizione, che inquina le nostre comunità e anche la nostra amata associazione, e perché possiamo testimoniare al mondo che il fratello non è qualcuno che mi toglie, ma qualcuno che mi offre!
È stata sottolineata la necessità di combattere l’individualismo strisciante, la “dittatura dell’uguale” che ci porta a rifiutare l’alterità e a rifugiarci in “bolle”, in cui si sta e si dialoga solo con chi la pensa allo stesso modo, facendo diventare l’appartenenza un rischio, uno strumento per escludere l’altro. Come? “ … è l’amore che rompe le catene che ci isolano e ci separano, gettando ponti; l’amore che ci permette di costruire una grande famiglia in cui tutti possiamo sentirci a casa […]. Amore che sa di compassione e di dignità” (Fratelli tutti, p.62)
Le nostre comunità sono state paragonate ad un impasto di imperfezioni e fragilità, che solo con l’ingrediente dell’Amore/compassione può essere modificato e diventare risorsa, poiché ogni persona che ne fa parte può dare qualcosa che, messa insieme, può diventare generativa, se solo si praticasse la Speranza attraverso il sorriso, la disponibilità e la presenza.
Don Francesco Cosentino ha ribadito: “Solo i legami generano vita…” richiamando ad una maggiore consapevolezza riguardo ai contesti sociali, enormemente cambiati, in cui le relazioni accadono; noi stessi siamo stati trasformati nel vivere e/o nell’interpretare la vita. C’è una distanza, ha puntualizzato, fra le proposte pastorali (spesso conservative) e la vita reale delle persone, l’ideale del laico tracciato nel concilio è ormai datato e nessuno riesce ad incarnarlo, spesso quello che la comunità chiede è troppo. In un tempo in cui si vive una grande frammentazione e mobilità, noi utilizziamo modelli, come la parrocchia, pensati per la centralità e la stabilità, che non riescono a raggiungere tutti.
Verrebbe da scoraggiarsi, e allora come si può fare? Sono necessarie: nuove mappe, strutture diverse, comunità aperte, proposte trasversali e comuni … quasi un pellegrinaggio/nomadismo spirituale, ha continuato il sacerdote, occorre essere creativi, non trattenere le persone ma iniziare con loro nuove esperienze per poi discernere …senza paura, “Qualcosa di nuovo sta già nascendo, non ve ne accorgete? …” (Is 43, 16-21)
In questi giorni non sono mancate le testimonianze, il dialogo, il confronto e soprattutto non è mancato l’approfondimento spirituale che ci ha visto raggiungere il santuario di San Francesco a Paola, anche se in maniera diversa da quella inizialmente pensata a causa del maltempo.
La Parola che ci ha guidato è stata quella dell’icona biblica dell’anno: la Trasfigurazione (Mt 17, 1-9) e il nostro assistente nazionale Acr, don Francesco Marrapodi, ci ha accompagnato, sulla base di questo passo, in una bellissima lectio che ci ha donato spunti per vivere un intenso momento di deserto personale. Tra le sue riflessioni portiamo la frase: “Accade che …lo sguardo cambia, Gesù è la Luce che illumina i nostri sguardi.”
Il campo inoltre è stato: una serata sotto il cielo di stelle, una squisita cena regionale, i laboratori, i balli, i canti, le squadre dei giochi…
Domenica infine, si è aperta con la celebrazione eucaristica presieduta dal nostro assistente generale mons. Claudio Giuliodori che, insieme al vescovo di Scalea-San Marco Agentano Mons. Stefano Rega, ci ha portato l’abbraccio e la vicinanza della Chiesa. È seguita la presentazione della proposta dell’anno “C’è spazio per te” insieme all’anteprima dell’inno, in esclusiva per i partecipanti al campo.
Con poche pennellate sulle varie fasi, si è aperto davanti a noi il cammino che insieme sogneremo e progetteremo quest’anno e che, come sempre, affidiamo al Signore. Annamaria e Claudia nelle conclusioni finali ci hanno affidato le nostre associazioni diocesane e parrocchiali, ricordandoci: il bisogno di custodire la fraternità, come antidoto all’individualismo e alla conflittualità, e la cura delle relazioni, perché la valorizzazione di sé passa attraverso l’incontrare l’altro; tutto questo è un compito ed un mandato. Non ci scegliamo ma siamo costituiti fratelli nella grazia. Ancora grati al Signore e all’associazione, ci incamminiamo nella vita certi di non essere mai soli.













