Orizzonte disarmato: un’economia di pace tra le sponde del Mediterraneo

di: Samantha Chiarini


Nella serata del 5 marzo scorso, presso la sala consiliare del Comune di San Benedetto del Tronto abbiamo vissuto un’interessantissima, quanto importante, tavola rotonda promossa dal Movimento Lavoratori di Azione Cattolica diocesano (MLAC) sulla tematica della Pace, con un focus particolare sull’economia di guerra dei Paesi che, direttamente o indirettamente, sono coinvolti negli attuali scontri geopolitici e le possibili ripercussioni a livello mondiale.

Già lo scorso anno ci siamo incontrati affrontando questo argomento con il prof. Battistelli Fabrizio dell’Archivio Disarmo di Roma, in un momento storico in cui i Paesi, dinanzi all’aumentare dei conflitti globali, si stavano orientando verso il riarmo con crescenti spese militari.

L’incontro di questa sera si è aperto con un aggiornamento dell’analisi della situazione internazionale, nettamente peggiorata rispetto all’anno precedente, come ci ha illustrato Andrea Persiani, segretario del Mlac e moderatore della serata.

Alla persistente guerra in Ucraina, iniziata nel 2022,  si è aggiunto un aggravamento della della crisi in Medio Oriente, con attacchi che coinvolgono l’Iran e il rischio di escalation attraverso l’uso di droni e missili.

Mentre sembrava che i Paesi del mondo si muovessero verso un’ottica di cooperazione, attualmente stiamo assistendo ad una forte competizione, soprattutto nella zona del Mediterraneo, tornata al centro di tensioni strategiche globali legate al controllo delle rotte marittime e delle forniture energetiche.

Il Medio Oriente, come ha sottolineato Andrea,  sta attraversando una delle più gravi crisi della storia recente, che sta avendo e avrà risvolti anche nella nostra vita quotidiana; ed è proprio con l’obiettivo di offrire un momento di formazione e di discernimento che è stato pensato questo appuntamento,  affinché aiuti a comprendere e interrogarsi sui modelli di sviluppo  e sugli orizzonti che si prospettano, riaffermando  ancora una volta la necessità irrinunciabile di un’economia di pace per il benessere di tutti i popoli.

Questo approfondimento è stato realizzato con l’aiuto di due bravissimi ospiti ed esperti delle tematiche trattate.

Il primo di questi è il dott. Matteo Taucci, dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo di Roma (IRIAD), impegnato da anni nello studio dei fenomeni legati agli armamenti, alla spesa militare, alle politiche di rischio internazionale, maturando una solida esperienza nell’analisi dei processi di militarizzazione e delle dinamiche geopolitiche contemporanee.

Insieme a lui abbiamo avuto la dott.ssa Daniela Palladinetti, membro del Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici, avvocata e mediatrice familiare, che abbiamo già avuto il piacere di conoscere ed apprezzare in precedenti incontri per  la sua profonda esperienza professionale e umana.

Prendendo per primo la parola il dott. Taucci, ci ha fatto una panoramica globale della corsa al riarmo, di cui si stanno facendo attori i vari Paesi del mondo, registrando una tendenza generale verso l’aumento delle spese militari, che ha raggiunto nel 2024 la cifra record di 2.718 miliardi di dollari.

Utilizzando l’indicatore dell‘Orologio simbolico dell’Apocalisse, che rappresenta la vicinanza a catastrofi globali, ci ha mostrato come attualmente sia impostato a soli  85 secondi dalla mezzanotte, il punto di autodistruzione del genere umano ….il più vicino di sempre.

L’esperto ci ha poi illustrato, con un’analisi tecnica molto precisa e dettagliata,  le dinamiche economiche e industriali del settore bellico, definendo bene il significato di “spesa per la difesa” e mostrando il ruolo preponderante degli Stati Uniti nel commercio mondiale di armi; il 94% delle importazioni italiane delle stesse proviene da questo Paese.

Ciò che è emerso è l’attuale crisi del Diritto Internazionale, data dalla crescente perdita di autorevolezza degli organismi competenti e dal superamento dei principi di pace conquistati dopo la Seconda Guerra Mondiale. E’ stato illustrato infatti come alcuni paesi, tipo Russia e Stati Uniti, stiano mettendo in discussione trattati storici sul disarmo, e come ci siano tensioni su questo vertice in altri Paesi come la Finlandia e la  Polonia.

Si è parlato di “war washing“, il termine utilizzato per descrivere il tentativo di aziende o attori industriali di ripulire la propria immagine attraverso operazioni di facciata, come il “Board of Peace”,  per apparire sostenibili o aperti al dialogo, mentre nella realtà  esse continuano a investire nel riarmo.

Dopo questa ampia finestra iniziale di inquadramento geopolitico ed economico mondiale, la parola è passata alla dott.ssa Daniela Palladinetti che ci ha offerto una preziosa prospettiva antropologica e relazionale proveniente dalla sua formazione e dalla sua ampia esperienza umana con le famiglie.

Un’Economia di Pace è necessaria a partire dalle nostre relazioni interpersonali, tra pari, in famiglia o al lavoro, poiché queste purtroppo si stanno pian piano modificando verso stili sempre più aggressivi, dovuti a un’osmosi, cioè a una stretta relazione, col contesto socio-politico che viviamo.

Affrontando il tema della Pace, la dottoressa ha espresso l’urgenza di un cambiamento di paradigma: è necessario passare da una logica basata su “paura e dominio” al primato del dialogo. Riprendendo la sollecitazione di Papa Leone in direzione di una Pace disarmante, si auspica il recupero di dinamiche umane innate fondate sulla fiducia e sul confronto costruttivo.

La Palladinetti sottolinea infatti come già il nostro lessico quotidiano sia ormai intriso di termini bellici (“battaglia”, “combattimento”), alimentando una psicosi per cui ci si sente costantemente in guerra.

“Il disarmo parte dal cuore” ha affermato e richiede il sacrificio dell’orgoglio, della vendetta e della pretesa di avere ragione. La Pace, ha aggiunto, è un lavoro concreto e faticoso da costruire attraverso realtà e luoghi che educhino al confronto, alla conoscenza, al pensiero critico, all’impegno sociale e che promuovano ideali di solidarietà e di giustizia, intesa come equità nella distribuzione delle risorse.

Impariamo a disarmare il linguaggio” ha ribadito, sostituendo alle parole offensive e di aggressione modalità comunicative che ci aiutino a confrontarci con gli altri con responsabilità, intavolando trattative e compromessi, piuttosto che fratture e divisioni.

Ha sottolineato infine l’importanza di recuperare una “narrazione positiva” dei fatti di cronaca ed attualità, per infondere coraggio e speranza nei giovani, senza edulcorare la realtà, ma mostrandone gli aspetti di possibile sviluppo positivo, per evitare che la paura li renda fragili e li paralizzi.

L’incontro è stato fonte di uno stimolante dibattito tra il pubblico presente e ci auguriamo che esso continui ad interrogare tutti noi su quale contributo possiamo dare, a partire dalle nostre comunità, per poter essere sempre più promotori di un “orizzonte disarmato”  che non sia utopia, ma la base concreta per il benessere di tutti.