L’Albero della Sicurezza

L’installazione, battezzata “L’albero della sicurezza”, di Francesco Sbolzani è certamente un’opera d’arte di timbro sociale. Supera per qualità e natura certi manufatti grafici e artigianali che talvolta si vedono all’ingresso di fiere o come loghi di manifestazioni pubbliche.

Sbolzani rivela la sua sensibilità estetica e la mette al servizio di chi invoca sicurezza e tutela dei diritti sui luoghi del lavoro. L’impatto è immediato, senza fermarsi al richiamo didattico, per la sua potenza realistica e simbolica. Al gioco dei richiami e dei rimandi si aggiunge la scelta dei materiali, tutti legati al mondo dell’impresa e dell’economia.

Ecco come si presenta: su un fondale, costituito da una rete elettrosaldata, sono fissati degli elmetti da cantiere a forma di albero. Gli elmetti, di colore differente, richiamano gli addobbi natalizi, andando a svegliare il cuore e la memoria. Il giallo, che costituisce il gruppo più numeroso, esprime la vitalità e la vivacità dell’azione ideativa e costruttiva dell’uomo, accompagnata dal progresso, dalla soddisfazione e dalla ricerca del bene.

Tra i gialli vi sono, ben visibili, delle inserzioni di caschi da cantiere di colore rosso scarlatto a ricordare la striatura di sangue degli incidenti e degli infortuni, con la catena dolorosa di invalidità, perdita dell’occupazione, rischio di marginalizzazione. Infine, ahimè, non mancano dei punti neri, quasi luci che si spengono drammaticamente, a raccontare le lacrime e il lutto per le morti sul lavoro.

Tre al giorno in Italia secondo i dati Istat, che chiamano – ironia della sorte – morti bianche, quasi a voler mitigare una fredda realtà alla quale non si riesce ancora a por rimedio. Il simbolo vegetale dell’albero fa contatto diretto e suggestivo con l’albero natalizio, posizionato come sarà durante le feste che celebrano la nascita di Colui che è Luce del mondo.

La collocazione nelle piazze o in altri luoghi pubblici significativi conferirà all’installazione un tono liturgico, solenne e – immaginatelo nelle ore notturne – attraente. La sagoma vegetale risulta essere una scelta decisamente felice dello Sbolzani poiché imparentata con il mito dell’albero cosmico, da cui attinge pure la Sacra Scrittura.

Cielo e terra si toccano ed entrano in alleanza. L’attività lavorativa e trasformativa ideale affonda le sue radici nelle competenze umane, nella tecnica, nella fantasia; consuma materiali rinvenibili dalla natura e la arricchisce di prodotti restituendo ciò che prende; nello stesso tempo svetta in alto, bisognosa di senso, di luce, di riferimenti etici.

L’albero lavorativo può crescere robusto, sicuro e sano nella misura in cui vi è una partecipazione corale alla sua coltivazione e cura. Le donne e gli uomini di ogni tempo, in fondo, sono destinati a danzare e ad abbracciarsi nella fraternità attorno all’albero della vita.

Un’ultima nota: Platone riteneva che l’artista una volta data la forma concreta alla sua idea, corrompeva l’idea stessa nella sua perfezione. Siamo convinti che l’installazione replicabile e rimodulabile dello Sbolzani possa essere un’opera generativa.

Incoraggerà una creatività capillare, punteggiando il territorio nazionale di “alberi della sicurezza”, e favorirà il discernimento di tutti coloro che partecipano al prodigio della vita attiva, che desideriamo dignitosa, sicura, libera e solidale.

Don Fabrizio De Toni

Nelle foto l’edizione 2023 dell’Albero della Sicurezza a Grottammare