di: Lucia Pelliccioni
Sembrava davvero di essere tornati indietro nel tempo, precisamente al 1946. Nella splendida e raccolta cornice di Piazza San Rocco, ad Acquaviva Picena, la sera del 20 luglio ci siamo ritrovati per celebrare gli ottant’anni della nostra Repubblica, dell’Assemblea Costituente e del primo ingresso a Montecitorio di ventuno donne deputate: le nostre Madri Costituenti. Non una data casuale: proprio il 20 luglio 1946 si riuniva per la prima volta la Commissione dei 75, il gruppo incaricato di scrivere il progetto della Costituzione italiana.
“1946. Donne di sana e robusta Costituzione. Storie, conquiste ed eredità delle 21 Madri Costituenti” non è stata semplicemente una bella serata, ma un viaggio nella memoria del nostro Paese, un incontro capace di intrecciare storia, parole, musica ed emozioni, per riscoprire l’attualità di donne che, con coraggio e lungimiranza, hanno contribuito a costruire l’Italia democratica.
Tutto è stato curato nei minimi dettagli. La facciata di un’antica casa del borgo, con le finestre illuminate, sembrava raccontare la vita quotidiana di quegli anni. Sui muri erano affissi i manifesti della campagna referendaria del 1946; un piccolo salotto, con una macchina da scrivere e una radio d’epoca, riportava alla mente le ore concitate dell’annuncio che avrebbe cambiato per sempre la storia del Paese: “L’Italia è Repubblica.”
Tra gli elementi più evocativi dell’allestimento c’era un semplice lenzuolo bianco, steso tra le case proprio come si faceva – e ancora si fa – con il bucato. Su quel telo hanno preso vita le immagini che hanno accompagnato l’incontro. Una scelta scenografica essenziale, ma profondamente simbolica. Per troppo tempo quel lenzuolo ha rappresentato uno spazio domestico al quale le donne erano state quasi esclusivamente relegate; quella sera, invece, è diventato lo schermo sul quale sono state proiettate le immagini e le parole di donne che ad un certo punto, finalmente, sono entrare nella storia, contribuendo a cambiare per sempre il volto dell’Italia. Quel drappo bianco, così semplice e luminoso, richiamava anche un altro simbolo universale: quello della pace. Come se proprio da un gesto quotidiano, umile e familiare, potesse nascere il racconto di una libertà conquistata e di una pace da custodire, ancora oggi, con la stessa determinazione.
La serata si è aperta con le immagini del film C’è ancora domani, il racconto poetico di una donna qualunque che, come milioni di altre italiane, il 2 giugno 1946 entra per la prima volta in una cabina elettorale. Da quel gesto semplice e rivoluzionario ha preso avvio un percorso che, attraverso letture, testimonianze, riflessioni e intermezzi musicali, ha raccontato la nascita di una cittadinanza nuova e il contributo decisivo delle ventuno Madri Costituenti.
In particolare, abbiamo incontrato Maria Federici, Bianca Bianchi, Laura Bianchini e Teresa Mattei, accompagnate dalle loro altre colleghe deputate. Le loro storie e i loro discorsi in Assemblea, ascoltati dal pubblico con grande attenzione, sono diventati occasione per interrogare il presente. La pari dignità della persona, il valore dell’educazione, il lavoro come strumento di libertà, il ripudio della guerra e la costruzione della pace non sono stati presentati come temi del passato, ma come domande ancora aperte, affidate alla responsabilità di ciascuno. Le parole della Costituzione hanno così ritrovato la loro forza originaria, dimostrando di essere ancora oggi una bussola capace di orientare il nostro cammino.
Ad accompagnare il racconto sono stati gli intermezzi musicali, curati dal M° Alberto Catto al violino e dal M° Giuseppe Paci al clarinetto. La musica non ha semplicemente scandito i diversi momenti della serata, ma ne è diventata parte integrante. Le note hanno fatto risuonare le parole, lasciando spazio al silenzio, all’emozione e alla riflessione personale.
Abbiamo letto il racconto del 27 dicembre 1947, quando Teresa Mattei, la più giovane delle Costituenti, in dolce attesa e indossando l’abito di sua madre, consegnò la Costituzione al Capo dello Stato Enrico De Nicola. Un gesto carico di simboli. Quella sera, la piccola Bianca, accompagnata dalla sua mamma, ha consegnato la Costituzione italiana al Sindaco della città di Acquaviva Picena. La Costituzione, infatti va vissuta, custodita, consegnata, intatta nei suoi valori e sempre nuova nella sua forza, alle generazioni che verranno.
L’iniziativa, promossa dall’Azione Cattolica diocesana, ha voluto essere molto più di una celebrazione del passato. È stata un invito a riscoprire la Costituzione come una promessa ancora viva e le Madri Costituenti come donne straordinariamente attuali, capaci di parlare ancora alle nostre coscienze e di ricordarci che la democrazia, la libertà e la pace non sono conquiste definitive, ma responsabilità da custodire e rinnovare ogni giorno.
La serata si è conclusa con un delicatissimo, ma ugualmente solenne, Inno di Mameli, suonato al violino dal M° Alberto Catto. Il pubblico, in modo spontaneo e naturale, si è alzato in piedi, qualcuno ha appoggiato la mano sul cuore, forse un po’ più consapevole del Paese che abbiamo scelto di essere.
Anche la mostra dedicata alle Madri Costituenti, allestita (fino a venerdì 24 luglio 2026) nel meraviglioso “Palazzo Chiappini”, sede del Municipio, ha fatto da cornice al percorso, offrendo ai presenti la possibilità di conoscere da vicino i volti e le storie delle protagoniste di quella stagione straordinaria. Alcune nostre donne di Ac hanno presentato e raccontato le donne, nonchè Madri costituenti, dell’Ac di ottant’anni fa: la storia continua e non smette mai di ricordarci quello che siamo stati e che dobbiamo continuare ad essere.
Alcuni ringraziamenti sono doverosi. Grazie all’Amministrazione comunale di Acquaviva Picena per la totale fiducia riposta nella nostra Associazione diocesana. In particolare ringraziamo il Sindaco Dott. Sante Infriccioli e l’Assessore alla Cultura Dott.ssa Marianna Spaccasassi. Grazie ai musicisti: i Maestri Alberto Catto e Giuseppe Paci che hanno messo a servizio della comunità il loro talento e la loro musica. Grazie alle lettrici Alessia Rivosecchi e Camilla Bovara per aver prestato la loro voce alle parole delle donne protagoniste. Grazie all’Ac parrocchiale di Acquaviva per l’instancabile collaborazione e la preziosa accoglienza. In particolare grazie alla signora Flora, socia storica di Ac: con i suoi racconti e la sua affettuosa disponibilità ci ha fatto sentire proprio a casa. Infine grazie alla Presidenza diocesana, al Consiglio, a tutti i soci e gli Amici di Ac per l’impegno e la passione.
















